Apre a Roma il museo dei videogames “Vigamus”

Si chiama Vigamus ed è una delle più nuove e recenti attrazioni di Roma da considerare, nel caso di un viaggio a Roma. E’ il primo museo dei videogames ad aprire in Italia e già per questo motivo andrebbe visitato. Se poi aggiungiamo che si tratta il secondo in quanto a dimensioni, dopo il museo analogo esistente a Berlino, ecco che le ragioni per programmare una visita in questo museo di Roma salgono.

L’esperienza è sicuramente da consigliare a chi ama i videogiochi, non solo quelli modernissimi in 3D, per sfide online o quelli classici per divertirsi nel salotto di casa.

Qui al Vigamus ci sono pezzi della storia del videogame, come ad esempio le macchinette che ancora oggi possiamo trovare in qualche bar e in tante sala giochi.
E ci sono anche riproduzioni, come ad esempio quella di Tennis For Two. Insomma c’è un po’ di tutto, raccolto da più di 50 anni a questa parte: i primi pezzi catalogati appartengono infatti sono datati 1958, agli albori di questo settore che è stato anche moda e nuova abitudine di divertimento per tutte le fasce d’età.

Attualmente ci sono 250 pezzi in mostra ma sicuramente questo numero è destinato a salire di gran lunga.
L’inaugurazione di Vigamus è stato un successo e ha attirato davvero molte persone quindi una visita è assolutamente consigliata.
Vi daremo ora qualche riferimento per raggiungere il “Vigamus”, il museo dei videogames a Roma: si trova al piano interrato di Via Sabotino n° 4: perfetto se avete deciso di prenotare una camera a Roma in zona Prati, magari alloggiando in un b&b a San Pietro, non molto distante da qui. Il museo resta chiuso solo il lunedì, quindi anche in occasione di un weekend a Roma potrete entrare, dalle ore 10:00 alle ore 20:00, pagando un biglietto da 8 euro (5 euro per il ridotto).

Non perdete l’occasione di fare un viaggio a Roma nei mesi di novembre, gennaio e febbraio, avrete la possibilità di risparmiare fino al 40%… scegli tutti i B&B smile Roma!

Apre a Roma il museo dei videogames “Vigamus”ultima modifica: 2012-10-25T11:35:09+00:00da bbitalia
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2 pensieri su “Apre a Roma il museo dei videogames “Vigamus”

  1. Buongiorno, volevamo segnalare che il primo museo del videogioco d’Italia è la Mecca del Videogioco, che si trova a Moconesi – Genova, museo già aperto e attivo da mesi.
    Vi preghiamo di correggere l’articolo o di approfondire l’argomento (dove si evince che il Vigamus è il primo museo del videogioco) visitando il sito http://www.lameccadelvideogioco.it o passandoci a trovare,
    perchè quanto scritto non corrisponde a verità nè nei nostri confronti nè per una corretta informazione dei vostri lettori (abbiamo anche più pezzi esposti, non capiamo in cosa primeggino).
    Per invio chiarimenti la mail è la seguente: press@lameccadelvideogioco.it
    Segnaliamo a questo proposito anche il link dove si evince l’effettiva istituzionalizzazione effettuata dal portale ufficiale della Provincia: http://turismo.provincia.genova.it/pdi/museo-del-videogioco-di-gattorna
    Siamo disponibili a fornire anche le delibere di Giunta del Comune di Moconesi o qualsiasi altro materiale occorra a riguardo nonchè fotografie etc.
    Rimaniamo a completa disposizione per la rettifica che chiediamo venga eseguita al più presto. Grazie.
    PS per maggiori info qui intervista di rivista di settore: http://www.z-giochi.com/speciali/speciale-la-mecca-museo-del-videogioco-intervista-66171

  2. Per correttezza di informazione riportiamo che la Mecca del Videogioco non può definirsi un Museo, come si può notare dalla documentazione seguente:

    Mercoledì 23 gennaio 2008 Anno XXXIX – N.4

    REPUBBLICA ITALIANA

    BOLLETTINO UFFICIALE
    DELLA REGIONE LIGURIA

    PARTE SECONDA

    Atti di cui all’art. 4 della Legge Regionale 24 dicembre 2004 n. 32

    SOMMARIO

    DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE 17.12.2007 N. 51

    Piano triennale di promozione dello spettacolo dal vivo 2008-2010.
    Legge regionale 31 ottobre 2006 n. 34 pag. 640

    DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE 17.12.2007 N. 51

    Piano triennale di valorizzazione culturale 2008-2010. pag. 651

    – omissis –

    Allegati:
    STANDARD TECNICO QUALITATIVI DEI MUSEI.

    Situazione attuale:
    In base alle competenze in materia di indirizzo e coordinamento la Regione ha predisposto una scheda di rilevamento delle realtà museali al fini di giungere a dati amministrativi, gestionali e patrimoniali realmente omogenei e raffrontabili.
    I dati raccolti, che saranno accertati dalle Amministrazioni Provinciali, acconsentiranno una conoscenza significativa ed approfondita delle realtà museali, fornendo informazioni che vanno dalla presenza o meno di un regolamento e di un direttore o conservatore del museo, dalla consistenza delle raccolte, dal numero di visitatori, dall’attività scientifica a quella didattica, dalle caratteristiche dell’edificio ai supporti ed impianti disponibili.
    Sulla base di queste risultanze verrà fatta una prima distinzione tra le realtà che realmente erogano
    un effettivo servizio di museo e quelle che ne svolgono solo una parte. Queste ultime sono state definite del Testo Unico in materia di Cultura, come strutture culturali per distinguerle dai musei, definiti come istituti e luoghi di cultura.
    L’indagine verrà compiuta per analizzare la realtà ligure dei musei che, negli ultimi anni, ha visto un forte incremento numerico, fattore che presenta, intrinsecamente, elementi di problematicità.
    Alla fine degli anni ottanta erano censite poco meno di 100 istituzioni attive nel 2003 sono 156 le
    realtà aperte al pubblico, con un incremento, quindi, del 56%. Inoltre, sono di prossima apertura, musei di nuova istituzione o in fase di riallestimento. Attualmente le realtà museali presenti sul territorio ammontano a circa 250, dato non precisamente definibile in quanto è stata sospesa, in attesa dell’informatizzazione della scheda di rilevamento, l’attività di censimento.
    I dati a nostra disposizione sono quindi quelli relativi a 2003, data dell’ultimo censimento, a cui avevano risposto 147 soggetti.
    Partendo dalla documentazione disponibile si è constatato che solo il 30% dei soggetti ha un regolamento, inoltre si è constatato che tali regolamenti sono tendenzialmente molto vecchi, alcuni datati intorno al 1930-40 e quindi molto lontani dalle funzioni che le realtà museali moderne dovrebbero garantire.
    L’80% dei soggetti ha affermato di avere un inventario delle opere, ma solo la metà di loro indica di
    averlo compiuto sul totale delle opere. Il 52% dei soggetti ha dichiarato di possedere una catalogazione delle opere esposte, ma da un’analisi più approfondita si è appurato che alcune catalogazioni sono di scarsa scientificità, in quanto non supportate dalle schede ICCD e quindi sono sostanzialmente riconducibili al mero intervento di inventariazione.
    Spesso la problematicità del rapporto con l’utenza è generato dalle modalità di apertura dei musei. I
    soggetti che hanno risposto risultano aperti al pubblico, seppure con un orario molto limitato (almeno due giorni settimanali) per una percentuale del 60%; il 14% è aperto su richiesta o su appuntamento ed un 3% consente solo l’accesso riservato ad alcune categorie di fruitori. Il 13% dei soggetti che hanno risposto è temporaneamente chiuso, specie per riallestimento.
    Il problema organizzativo si allinea con il problema gestionale su quasi tutti i musei liguri. In particolaresolo il 38% dei musei che hanno inviato le schede ha un direttore, effettivo o onorario, mentre il 20% ha un conservatore ed il 26% ha un “responsabile” (che spesso è un impiegato comunale incaricato, fra l’altro, anche della gestione del locale museo). Infine il 16% dei soggetti ha un referente, intendendosi con questo termine niente di più di un recapito al quale rivolgersi.
    Il lavoro compiuto nel precedente Programma Pluriennale, di individuazione di requisiti minimi,
    viene ora riorganizzato alla luce della struttura e dei contenuti nell’”Atto di indirizzo” del D.M. 10 maggio 2001, onde evidenziarne la natura di primo passo verso una certificazione di qualità. L’atto di indirizzo è suddiviso in otto ambiti o tematiche, ciascuno contenente una premessa, una norma tecnica e una serie di documenti che giustificano, approfondiscono e specificano la norma.
    Fase conclusiva di questo processo di crescita culturale sarà la definizione di tavoli di coordinamento istituzionali, composti da Regione, Università e Soprintendenze, con la finalità di definire metodi di certificazione di qualità e procedure di accreditamento avendo come riferimento le procedure già utilizzate da anni in numerosi paesi esteri.

    Ambiti di riferimento in relazione agli standard di funzionamento

    Primo ambito: Stato giuridico dei musei
    La norma tecnica prevede che ogni museo debba essere dotato di uno statuto e/o di un regolamento
    che ne definisca l’organizzazione e il funzionamento. Del rispetto di tale obbligo sono responsabili gli enti proprietari o le amministrazioni di riferimento di ciascun museo.
    Lo statuto o il regolamento diventano, “un insostituibile punto di riferimento per l’organizzazione e
    il funzionamento di ogni museo e lo strumento per orientarne l’attività”. Ed è questo il motivo per cui non si intende definire uno schema tipo di statuto o di regolamento, ma si individuano gli elementi essenziali, in modo che questi atti possano esprimere tutta la specificità di ogni singola realtà museale.
    Il nodo focale è il passaggio dal museo, come luogo fisico in cui vengono custoditi oggetti, al museo come istituto, che autonomamente può realizzare azioni di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale, in base alle finalità e alla politica del museo, finalità che devono essere rese necessariamente esplicite nello statuto o nel regolamento.
    Tale norma si applica a tutti i musei indipendentemente dalla natura giuridica e dalla proprietà. In
    tal modo anche ai musei, che si presentano come articolazione di un ente, è riconosciuta una qualche autonomia gestionale e scientifica ed è chiesto di sviluppare la propria specifica missione. Cade perciò l’idea di museo come entità parziale di cui era difficile valutare la capacità gestionale, anche nei casi in cui giuridicamente rimane la dipendenza da un livello superiore.
    Questa nuova visione del museo rende esplicita una posizione che negli ultimi anni si era ben radicata tra gli studiosi del settore e soprattutto quanto da tempo indicato dall’ICOM (International Council of Museums).

    Riguardo a questo primo ambito i requisiti minimi sono:
    – ogni museo deve avere il possesso di collezioni permanenti e/o la disponibilità di collezioni depositate dallo stato o da altri soggetti: per gli oggetti depositati o dati in comodato la disponibilità deve essere garantita da appositi atti formali;
    – ogni museo deve avere la proprietà o la disponibilità definitiva della sede;
    – ogni museo deve essere dotato di un atto istitutivo;
    – ogni museo deve essere dotato di uno statuto e/o regolamento scritto che, in aderenza alla definizione di museo, individui tra l’altro:
    1. la natura di organismo permanente e senza scopi di lucro;
    2. la missione, l’identità e le finalità;
    3. l’assetto finanziario e l’ordinamento contabile;
    4. il personale;
    5. la disciplina delle acquisizioni;
    6. la disciplina delle donazioni;
    7. la disciplina dei prestiti;
    8. l’inalienabilità delle collezioni;
    9. la carta dei servizi, contenente gli standard di qualità del servizio.

    Secondo ambito: Assetto finanziario
    Consiste nello stabilire un insieme di requisiti necessari per il funzionamento del museo, la cui applicazione garantisca uno standard tecnico qualitativo minimo (omogeneo e sufficiente) alla conservazione, alla valorizzazione e alla fruizione pubblica di raccolte di beni culturali. Gli enti proprietari e le amministrazioni di riferimento devono garantire “la regolarità dei flussi finanziari ai musei e consentire il loro normale funzionamento e il conseguimento delle loro finalità strategiche secondo una programmazione pluriennale delle attività”.
    La norma tecnica dei “criteri tecnico-scientifici e standard dei musei” , di cui all’ Atto di indirizzo citato, dopo aver chiarito che nei musei dotati di autonomia finanziaria (musei indipendenti o a limitata autonomia) la gestione finanziaria e contabile delle risorse economiche “dovrà avvenire attraverso bilanci funzionali nel rispetto della normativa vigente, prevedendo apposite forme di controllo e di monitoraggio della loro costante congruità alle finalità programmatiche”, afferma che anche per i musei non obbligati a redigere il bilancio (musei-ufficio) è vivamente raccomandata l’adozione di documenti di rendicontazione contabile, da cui emergano le voci di entrata e di spesa, al fine di poter valutare, tra gli altri, l’adeguatezza dell’assetto economico e la trasparenza della gestione.
    La norma individua due punti essenziali: il primo riguarda la constatazione che le istituzioni museali devono essere dotate delle risorse economiche necessarie per il perseguimento del loro scopo, nel rispetto degli standard previsti per le strutture, il personale, la sicurezza, la gestione; il secondo aspetto riguarda la modalità di gestione finanziaria e contabile, che deve essere tale da evidenziare le linee essenziali della politica del museo e il raggiungimento dei risultati.
    Per questo ambito non si ritiene di individuare requisiti minimi in quanto i criteri e gli standard indicati nella norma tecnica mirano a creare le condizioni per una gestione efficace ed efficiente attraverso una dotazione economica proporzionata alle caratteristiche e alla missione del singolo museo, e per una verifica successiva della trasparenza gestionale.

    Terzo ambito: Strutture del museo
    Le strutture del museo (spazi esterni ed interni, sistemi di allestimento, di illuminazione, di controllo ambientale, di comunicazione e trasmissione dati, di trasporto e servizi elettrici) devono soddisfare le esigenze delle collezioni, del personale e del pubblico.
    Il quadro esigenziale, diverso in ciascuna realtà museale, deve essere reso esplicito da ciascun museo, affinché possa servire come parametro di riferimento per verificare l’adeguatezza delle strutture.
    Spetta a ciascun museo, inoltre, garantire la disponibilità di strutture adeguate in termini sia tipologici che dimensionali, anche attivando interventi finalizzati a renderle idonee al conseguimento di predeterminati obiettivi di qualità.
    I criteri dedicati alle strutture sono più generici ma sono integrati da tabelle che individuino le “classi di esigenze”, in riferimento all’esposizione, alla conservazione, alla fruizione, ecc. e i parametri da controllare per verificare se ciascuna esigenza viene soddisfatta. E’ quindi necessario lasciare un ampio margine di discrezionalità al museo per la definizione delle proprie esigenze, prevedendo, poi, per ciascun obiettivo, una serie di parametri di controllo.

    Requisito minimo:
    Il museo deve avere spazi espositivi attrezzati e adeguati, anche dal punto di vista della conservazione, a presentare una selezione significativa delle collezioni e spazi sufficienti per il deposito delle raccolte.

    Quarto ambito: Personale
    La definizione degli standard in materia di personale è, senza dubbio, di enorme importanza per il
    miglioramento della qualità dei servizi, poiché senza personale qualificato è impensabile che un museo, anche dotato di risorse economiche e di strutture adeguate, possa svolgere adeguatamente la propria attività.
    Per lavorare in termini di qualità la condizione indispensabile è che all’interno dei musei operino soggetti professionalmente qualificati.
    Da tempo è emerso che un problema serio delle realtà museali italiane è un “tendenziale squilibrio
    del dimensionamento quali-quantitativo delle risorse umane” causato anche dall’impossibilità di definire autonomamente le piante organiche. Sotto il profilo qualitativo, poi, lo squilibrio è aggravato dalla piccola dimensione che caratterizza molti musei liguri, che impedisce che ciascun istituto possa dotarsi delle professionalità minime, necessarie a prescindere dalle dimensioni del museo.
    L’Atto di indirizzo in commento affronta la materia del personale cercando di definirne i principi fondamentali, tenendo conto delle difficoltà sopra accennate e rinviando ad una successiva fase di concertazione tra Stato, regioni e autonomie locali la definizione dei profili professionali essenziali, dei requisiti di accesso, delle modalità di selezione e di inquadramento del personale museale “al fine di garantire omogenei livelli qualitativi delle prestazioni, a prescindere dalla proprietà e dalla forma di gestione, e di consentire un’eventuale mobilità del personale tra strutture pubbliche statali, regionali, locali”.
    I documenti di approfondimento alla norma tecnica hanno come scopo quello di individuare gli
    obiettivi di qualità generali, validi per tutti gli istituti, indipendentemente dalle loro dimensioni, dalla collocazione territoriale e dalla proprietà. Il tentativo, dunque, è quello di indicare le professionalità indispensabili per il corretto funzionamento di qualsiasi museo, con la specificazione che i musei che non sono in condizioni di dotarsi stabilmente del personale adeguato alla propria attività, possono cumulare più funzioni in capo ad un unico soggetto, possono ricorrere a consulenti esterni o, infine, associarsi con altre realtà culturali per condividere alcune professionalità (reti museali o sistemi museali in un’ottica di gestione associata).
    Nei musei privi di autonomia organizzativa e finanziaria spetta agli enti proprietari o alle amministrazioni responsabili “assicurare gli strumenti economici e strutturali idonei per consentire un’efficiente organizzazione delle risorse umane”.

    Requisito minimo:
    I musei devono avere un direttore e un conservatore, un responsabile tecnico della sicurezza, un
    responsabile dei servizi educativi, personale addetto ai servizi di custodia.
    Si evidenzia che il quadro normativo consente di condividere, con altre realtà, il responsabile della
    sicurezza, il responsabile dei servizi educativi, il personale di custodia, in un’ottica di condivisone dei servizi.

    Quinto ambito: Sicurezza del museo
    Per il tema della sicurezza è necessario prevedere un procedimento di valutazione dei rischi, diversi
    da museo a museo, e l’adozione di una strategia di sicurezza che comprenda anche strumenti specifici per la gestione delle emergenze.
    La norma tecnica definisce, innanzitutto, il contenuto del concetto di sicurezza, affermando che “il
    museo deve garantire la sicurezza ambientale, la sicurezza strutturale, la sicurezza nell’uso, la sicurezza anticrimine e la sicurezza in caso di incendio”. In tutti i casi indicati deve essere garantita la sicurezza degli insediamenti, degli edifici e del loro contenuto, dei frequentatori, degli addetti e dei soccorritori.
    E’ necessario che ogni museo abbia una sua strategia di sicurezza, dopo aver individuato una griglia
    di possibili eventi dannosi, che indichino sia le caratteristiche essenziali che le misure di prevenzione per raggiungere un grado accettabile di efficacia. Si dovrà comunque trattare di indicazioni di massima, che ciascun museo dovrà specificare dopo aver effettuato l’analisi dei rischi. Con questa espressione si intende un procedimento che ha l’obiettivo di fornire una rappresentazione delle probabilità di danno di un insediamento culturale, e di fornire le informazioni necessarie per verificare se le misure scelte soddisfino gli obiettivi di sicurezza.
    Non si tratta quindi individuare sistemi di prevenzione, ma di saper pianificare e gestire le emergenze che non si è saputo o potuto prevenire; per ridurre al minimo le conseguenze dannose (attività di “risk management”) le strutture museali dovranno essere conformi agli standard legislativi e normativi in materia di sicurezza, contenuti nelle direttive europee e nelle norme tecniche emanate da organismi comunitari o nazionali.

    Requisito minimo:
    L’edifico, tenuto conto delle deroghe previste per i musei situati in edifici storici, deve essere a norma sotto il profilo statico, impiantistico, igienico-sanitario e del superamento delle barriere architettoniche.
    Deve inoltre essere dotato di sistemi di sicurezza anti-incendio e anti-intrusione.

    Sesto ambito: Gestione e cura delle collezioni
    Da tali attività dipende la soddisfazione delle esigenze primarie che ciascun museo deve garantire,
    che consistono nella conservazione e fruizione dei beni culturali.
    Per l’esercizio ottimale delle attività di gestione delle collezioni è necessario che ciascuna istituzione museale, indipendentemente dalle proprie dimensioni, approvi “un complesso di atti di indirizzo, di misure e di procedure operative, di forme e modalità di controllo”, costantemente aggiornati e definiti nel rispetto della normativa vigente, di criteri tecnico scientifici e di standard predefiniti relativi a: conservazione e restauro; incremento e inalienabilità; registrazione e documentazione; esposizioni permanenti, temporanee e prestiti; politiche di ricerca e sviluppo. Per ciascuno di questi settori dovranno essere definiti gli standard procedurali, che riguardano le procedure minime che ciascun museo deve applicare, e linee guida, che indicano gli obiettivi da perseguire per un miglioramento della qualità della gestione delle collezione e altre che hanno carattere di mere raccomandazioni.

    Requisito minimo:
    procedure per acquisti o donazioni, conservazione e restauro, catalogazione delle collezioni secondo
    gli standard catalografici.

    Settimo ambito: Rapporti del museo con il pubblico
    Per la definizione dei criteri e degli standard specifici che ciascun museo deve rispettare nel rapporto diretto con il pubblico per favorire una migliore qualità della fruizione delle collezioni, è’ necessario stabilire due tipi di norme:
    • quelle obbligatorie, che riguardano i livelli minimi di servizio che ciascun museo deve garantire;
    • quelle volontarie “che aprono prospettive di incremento e sviluppo del rapporto con il pubblico al
    di sopra dei livelli di base”.
    Condizione preliminare a qualsiasi servizio è che il museo sia facilmente raggiungibile ed accessibile a tutti i visitatori. L’eliminazione delle barriere architettoniche, nel rispetto della normativa vigente, pur essendo un obbligo per tutti i musei, può trovare, però, difficoltà di realizzazione in edifici storici di particolare valore, per i quali sarà necessario studiare soluzioni alternative che contemperino nel modo migliore le opposte esigenze di accessibilità e di rispetto della struttura.
    Gli standard devono definire prescrizioni in ordine all’orario di apertura, alle modalità di accesso, ai
    servizi di accoglienza, ai sussidi alla visita, ai servizi accessori, ecc. I criteri che vengono definiti hanno la funzione non solo di rendere comprensibile la visita al museo, ma anche quella di renderla il più possibile piacevole.
    Accanto alla definizione delle modalità di gestione dei servizi al pubblico si devono spingere le istituzioni museali ad affrontare il tema della promozione e divulgazione delle attività, proponendo come possibilità (norme volontarie) l’organizzazione di visite a tema, di conferenze e di eventi culturali.
    Infine bisogna segnalare la necessità che ciascun museo verifichi, oltre all’affluenza giornaliera, anche il grado di soddisfazione degli utenti attraverso modalità da stabilire caso per caso (compilazione di questionari, utilizzo di computer).

    Requisiti minimi

    A. Orario di apertura
    5 giorni settimanali, compreso il sabato o la domenica, per un totale di almeno 20 ore, per i musei.
    Può essere concessa una deroga ai musei “stagionali”, che data la collocazione in località legate a turismo stagionale, potranno rimane chiuse durante alcuni mesi nel corso dell’anno. Nei mesi di apertura, gli orari dovranno comunque essere continuativi.
    L’apertura “su richiesta”, possibile solo per realtà culturali (in cui la gestione è associata), è subordinata all’apertura di almeno 1 giornata nell’arco della settimana.

    B. Conservazione e restauro
    Premessa necessaria perché le operazioni di conservazione e restauro siano eseguite correttamente,
    è che il museo predisponga, per ciascuna attività, documenti e procedure scritte, costantemente aggiornati.
    Inoltre, per evitare che la carenza di informazione possa diminuire la sicurezza delle opere durante
    le operazioni di movimentazione, immagazzinaggio ed esposizione, si deve prevedere che il museo predisponga “una scheda conservativa contenente informazioni specifiche su materiali costitutivi, procedimenti esecutivi e stato di conservazione dei manufatti, periodicamente aggiornata e compilata da restauratori professionisti, specializzati per classi di manufatti; e di una scheda tecnica ambientale compilata da esperti scientifici, contenente informazioni sulle condizioni ambientali rilevate e sulle misure da adottare per il raggiungimento delle condizioni ritenute ottimali per la conservazione”.
    Il laboratorio regionale di restauro, sulla cui attività specifica si veda il punto successivo, è attrezzato per poter fornire le dovute informazioni sulle modalità di attuazione delle forme di conservazione preventiva.

    C. Incremento e inalienabilità delle collezioni
    Per l’incremento delle collezioni devono essere definiti (nella norma tecnica) e approfonditi (nelle
    linee guida) due principi fondamentali: il primo riguarda la scelta degli oggetti da acquisire; il secondo attiene alle modalità dell’acquisizione e ai relativi controlli.
    Le scelte in materia di acquisizioni devono essere conformi alla politica del museo e devono attenersi agli indirizzi e ai criteri di incremento delle collezioni che il museo stesso deve adottare e rendere pubblici.
    Ricordando che “i musei devono evitare di acquisire opere che non siano in grado di conservare ed
    esporre in maniera adeguata o di legittimo interesse di altri musei, senza informarli preventivamente”.
    Per quanto riguarda le modalità di acquisizione, è necessario che il museo acquisisca un oggetto, con un titolo certo di proprietà, solo dopo averne accertato la provenienza lecita. Le stesse verifiche devono essere condotte nel caso in cui vengano attivati programmi di raccolta sul campo. In tali casi il museo deve effettuare indagini presso le autorità competenti per accertare che il programma di scavo o di ricerca sia legale e giustificato da un punto di vista scientifico.

    D. Registrazione e documentazione
    Le attività di registrazione e documentazione delle collezioni museali confluiscono nella catalogazione “intesa come organizzazione sistematizzata delle conoscenze scientifiche e dello status amministrativo relativi ad un bene culturale” .
    Con il termine catalogazione ci si riferisce ad un procedimento complesso, composto da fasi diverse: acquisizione e registrazione; catalogazione vera e propria; predisposizione della documentazione allegata.
    La prima fase, che accompagna l’ingresso di ogni oggetto nel museo, consiste nella registrazione del bene nel registro inventariale ed ha la funzione di favorire il monitoraggio della consistenza del patrimonio museale. In seguito l’oggetto deve essere catalogato attraverso la compilazione di una scheda tecnica, in cui sono contenuti tutti gli elementi distintivi del bene (specificità tipologica, materia, storica, giuridica, conservativa, ecc.), secondo gli standard nazionali dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), definiti e testati in collaborazione con le regioni. Tale attività deve essere svolta da personale qualificato, in relazione alla tipologia di beni oggetto della catalogazione.
    Infine, il museo deve garantire la produzione e la conservazione della documentazione riguardante ciascun oggetto, conformemente agli standard stabiliti. Questa parte rientra nell’estensione dell’Inventario Catalogo dei Beni Culturali della Regione Liguria le cui finalità sono l’acquisizione e la gestione del materiale catalografico e la possibilità di scambiare i dati tra i vari enti territoriali, compatibile con il Sistema informativo generale del catalogo secondo quanto espresso nel protocollo d’intesa tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali e le regioni”.
    L’acquisizione di tutte le informazioni relative ai beni del museo, oltre alla piena conoscenza dell’entità e del valore del patrimonio (anche ai fini della sicurezza), deve garantire una più consapevole programmazione degli interventi conservativi, la possibilità di programmare percorsi didattici e formativi, l’allestimento di eventi espositivi adeguati. La catalogazione informatizzata può quindi essere utilizzata per funzioni gestionali.

    E. Regolamentazione delle esposizioni e dei prestiti
    Definizione delle procedure da rispettare nella gestione delle esposizioni permanenti e temporanee,
    dei depositi e dei prestiti (in entrata e in uscita) di opere.
    La definizione di criteri e standard puntuali ha la funzione di favorire una programmazione razionale delle esposizioni e dei prestiti in modo da ottenere il livello ottimale di soddisfazione di esigenze spesso contrapposte.

    F. Politiche di ricerca e studio
    In materia di politica di ricerca non si possono definire standard ma è necessario descrivere le ragioni che rendono indispensabile l’attivazione di programmi di ricerca.
    Lo sviluppo della ricerca scientifica è la finalità primaria di tutti i musei, a cui dedicare risorse umane e finanziarie. La ricerca, infatti, è il fondamento di tutte le principali attività di qualsiasi istituzione museale, dell’acquisizione di nuove opere, dell’esposizione permanente o temporanea, della conservazione e della documentazione. Per questo l’ambito della ricerca di ciascun museo non deve essere generico, ma determinato dalle collezioni possedute. Ciò non significa, però, che lo studio debba essere limitato alle collezioni, ma che qualsiasi ricerca sia finalizzata ad accrescerne ed approfondirne la conoscenza.
    Anche la ricerca, come ogni altra attività dei musei, deve essere condotta nella logica del pubblico servizio, per questo i risultati dei programmi di studio devono essere resi accessibili a tutti coloro che si dimostrino interessati. Per la stessa ragione il museo deve rendere accessibili le proprie strutture per fini di ricerca e studio, consentendo, ove ciò non metta a rischio la sicurezza delle opere, la consultazione diretta degli oggetti e della documentazione in suo possesso.

    G. Carta dei servizi
    E’ lo strumento attraverso il quale l’ente titolare dei musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche, s’impegna formalmente ad offrire precise garanzie agli utenti in ordine alla funzionalità, adeguatezza e continuità dei vari servizi erogati come pure, in generale, circa l’attuazione delle finalità e dei programmi dell’istituzione culturale. E’ quindi uno strumento che si affianca al regolamento o statuto dell’istituzione culturale che assicura la partecipazione dell’utente e un permanente livello di verifica e controllo dall’esterno sull’operato e sull’efficienza del servizio.
    La carta dei diritti ha anche un valore etico e ha lo scopo principale di dare una rinnovata consapevolezza all’attenzione che l’intero staff normalmente rivolge alle persone che utilizzano gli istituti di cultura e i luoghi della cultura per piacere estetico, per godimento del tempo libero, per turismo, per studio, per arricchimento delle proprie conoscenze e per lavoro. Il rispetto dei principi enunciati è un obbligo morale per l’intero staff al fine di fornire il miglior servizio pubblico possibile, compatibilmente con le risorse umane, materiali ed economiche messe a disposizione dall’ente proprietario dell’istituto.
    Ai sensi dell’art.101, comma 3 d.lgs. 42/2004 gli istituti ed i luoghi della cultura che appartengono a
    soggetti pubblici sono destinati alla pubblica fruizione ed espletano un servizio pubblico; pertanto la
    “Carta dei Servizi”, introdotta per la prima volta in Italia dalla Direttiva del Presidente del Consiglio del 27 Gennaio 1994 ”Principi sull’erogazione dei servizi pubblici” deve essere applicata da tutte le amministrazioni e da tutti gli Istituti che forniscono servizi al pubblico.
    Per ogni tipologia vengono definiti i fattori e gli indicatori di qualità ritenuti rilevanti per l’utenza.
    Sono quindi standard generali:
    • eguaglianza: l’accesso ai servizi è garantito a tutti senza distinzioni di genere, etnia, lingua, religione,
    opinione politica;
    • imparzialità: gli operatori si comportano in maniera obiettiva e imparziale nel rapporto con gli
    utenti;
    • continuità: i servizi vengono erogati in modo continuo e regolare, in relazione a quanto stabilito
    nel regolamento;
    • diritto di scelta: occorre assicurare una pluralità di fonti e forme di documentazione, nonchè di
    supporti e servizi differenziati a seconda delle esigenze del territorio;
    • partecipazione e trasparenza: l’istituto individua modi e tempi del coinvolgimento dell’utenza e
    garantisce semplificazione e chiarezza nelle procedure;
    • efficienza ed efficacia: utilizzo delle risorse in modo da raggiungere i risultati previsti nel modo
    migliore, in funzione dell’adeguatezza ai bisogni dell’utenza;
    • i servizi: deve comprendere l’elenco dei servizi erogati;
    • tutela dei diritti degli utenti: diritti e doveri (dell’amministrazione, degli operatori, degli utenti);
    • reclami;
    • rimborsi.

    Ambito ottavo: Rapporti con il territorio

    L’integrazione tra museo e territorio di riferimento deve essere vista come caratteristica funzionale
    all’assunzione di specifiche responsabilità da parte delle istituzioni museali.
    Si tratta della possibilità che il museo si impegni a svolgere attività a sostegno, diretto o indiretto, del territorio in cui è collocato, investendo risorse umane e strumentali.
    E’ quindi, con tutta evidenza, una scelta che ciascun museo può effettuare liberamente, senza che vi sia alcun aspetto obbligatorio.
    “Spetta comunque agli enti proprietari o responsabili del museo la valutazione e la decisione di assegnare tali compiti al museo, stabilendo i necessari accordi per lo svolgimento dei compiti assegnati con gli enti titolari delle funzioni assunte” .
    Il museo può attivare programmi di studio riguardanti il territorio di appartenenza, può svolgere compiti di inventariazione e catalogazione del patrimonio mobile e immobile situato nell’area di riferimento, di monitoraggio dello stato di conservazione dei beni e può anche gestire direttamente luoghi di interesse culturale.

    – omissis –

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